Una vita migliore
foto di Emma Quinto

In passato quando si diceva che qualcuno “stava bene” ci si riferiva al fatto che non erano presenti sintomi di malessere, veniva cioè intesa salute: l’assenza di malattia. L’organizzazione mondiale della sanità la definisce come: “uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplicemente assenza di malattia o infermità”. Non si tratta quindi solo di non stare male ma anche di promuovere attivamente tutte quelle attività ed accorgimenti che permettono di stare bene. Il benessere vissuto dall’individuo è composto sia da condizioni di vita oggettive e da fattori socio demografici e situazionali, sia sul ruolo dei processi psicologici e psicosociali e dall’interazione dinamica tra individuo e contesto. La percezione e interpretazione di uno stato di benessere dipendono sia dal modo che ha una persona di interpretare ciò che gli accade e dalla modalità con cui riesce ad interagire con l’ambiente stesso per fare in modo che si adatti alle sue necessità. La possibilità di cambiare interpretazione del proprio mondo e di usufruire di relazioni e sostegno sociale si rivelano due punti salienti nell’esperienza di benessere.


La psicologia del benessere è un metodo di sviluppo personale che ha lo scopo di far conoscere come utilizzare al meglio le potenzialità della propria mente. Attraverso tecniche di rilassamento è possibile imparare a gestire le emozioni negative ed avere costantemente una visione di dove si sta andando e dove si vorrebbe andare. Può fornire strumenti e indicazioni riguardo allo sviluppo personale e l’automiglioramento, aiutare a scoprire le proprie potenzialità ed aspirazioni e a migliorare la capacità di adattarsi al ritmo spesso sfrenato della propria vita. Spesso ostacola il benessere anche la mancanza di controllo sul proprio ambiente, l’essere passivi di fronte agli eventi, il rimanere ancorati alla staticità della propria esistenza, la non accettazione dei propri limiti ma anche la scarsa conoscenza delle proprie risorse.


il benessere psicologico è costituito essenzialmente da :

 

- rilassamento,
- potenziamento di una mente ecologica,
- rafforzamento del pensiero positivo,
- acquisizione e padronanza dei tempi della nostra giornata,
- puntare sulla qualità della vita.

Sebbene alcuni suoi aspetti debbano necessariamente avere un carattere che si può considerare terapeutico, non si tratta di una psicoterapia. Si tratta di apprendere un modo diverso di vedere e vivere la propria vita puntando soprattutto al miglioramento della qualità delle esperienze vissute. Favorendo il benessere psicologico della persona si ottengono anche diversi effetti positivi secondari: per quanto riguarda le tecniche psicologiche, numerosi studi hanno dimostrato che ogni forma di relax riduce sensibilmente l’esposizione a determinate malattie; migliorando la qualità della vita attraverso la psicologia del benessere ci si può permettere di migliorare la capacità di autocontrollo e di accrescere il rendimento nel lavoro o nello studio, e di migliorare le relazioni interpersonali. Praticandola, anche saltuariamente, si ottiene un miglioramento del riposo, dell’attenzione, della concentrazione e della memoria, e si eliminano tutti quei disturbi fisici che hanno una origine psicosomatica (gastrite, cefalea, tachicardia..), inoltre attraverso la riduzione della tensione muscolare è possibile recuperare le energie sia a livello fisico che psicologico.

 

La "Felicità" in quanto "Soddisfazione per la propria vita" rappresenta l'aspetto soggettivo più importante e significativo della Qualità della Vita. È caratterizzata da una dimensione emotiva e da una cognitiva ed è connessa ai fattori oggettivi della Qualità della Vita, fra i quali importante appare il livello di salute. Malgrado una relativa stabilità, la felicita' può essere modificata in particolari periodi della vita come nella fase dello sviluppo, in quella dell'invecchiamento e nel corso di malattie croniche e invalidanti. Poiché queste modificazioni possono migliorare o peggiorare la Qualità della Vita, è possibile chiedersi se, date come stabili le condizioni oggettive, noi possiamo aumentare lo stato di "Felicità", cioè di benessere soggettivo. Vengono riportati a questo proposito una serie di contributi ricavati dalla letteratura che tendono a dimostrare la possibilità di aumentare la "Felicità" mediante training basati sull'apprendimento di qualità psicologiche basali e di comportamenti specifici. I programmi presentano ora un approccio prevalentemente comportamentale ora prevalentemente cognitivo, quasi sempre misto in larga misura. Malgrado l'interesse di queste ricerche, il problema tuttavia rimane aperto e non poche critiche vengono mosse a questi tentativi.


- Sorridi più spesso.

Da un punto di vista fisico, ogni volta che sorridi il tuo cervello rilascia serotonina, l'ormone della felicità. Sorridere è in qualche modo la via naturale per "indurti" ad essere felice. La felicità ci porta a sorridere, ma è vero anche il contrario, il sorriso ci avvicina alla felicità. Attraverso il tuo sorriso puoi rendere più luminosa la vita di coloro che ti sono vicino ed ottenere una qualità della “tua” vita migliore.


C. J. Fordyce nei suoi scritti riguardanti la felicità afferma che essa è caratterizzata da una dimensione emotiva e da una cognitiva, ed è connessa ai fattori oggettivi proprio della qualità della vita, tra le quali occupa una posizione importante la salute. Sempre dai suggerimenti dello stesso Fordyce vediamo insieme in elenco quali sono questi fattori oggettivi. Sono racchiusi in 13 punti:


1. Essere attivi e tenersi occupati.
2. Passare più tempo socializzando.
3. Essere produttivi svolgendo attività che abbiano significato.
4. Organizzarsi al meglio e pianificare i programmi.
5. Smettere di preoccuparsi.
6. Focalizzare i propri limiti e le proprie aspettative.
7. Sviluppare pensieri positivi e ottimistici.
8. Essere orientati al presente.
9. Lavorare ad una sana personalità.
10. Sviluppare un carattere socievole.
11. Eliminare sentimenti negativi e problemi.
12. Vivere intensamente i rapporti intimi.
13. Coltivare la propria parte spirituale.