Rubrica

Sono arrivate alcune email in riferimento alla reazione psicologica di un bambino che viene abbandonato o semplicemente allontanato dalle figure genitoriali.

Molte persone si chiedono quali sono i rischi e se ci sono davvero dei rischi in queste azioni. Prevalentemente il distacco o l’abbandono non è mai semplice, specie se vissuti da minori.

Questo non vuol dire necessariamente che ci siano delle conseguenze sullo sviluppo psico-fisico di un bambino, ma spesso, se affrontato in modo non adattivo ci possono essere delle forti difficoltà nell’elaborazione del distacco che successivamente si ripercuotono sullo sviluppo psicologico.

È importante specificare che la paura è uno stadio naturale di crescita, quindi presente in tutti i bambini che compare soprattutto verso i 4 anni, quando il bambino impara a pensare più in profondità e l’immaginazione diventa più fervida. Nello specifico, mi è stato chiesto di spiegare cosa provano questi bambini.

Sicuramente partiamo dalla “paura”, paura per qualcosa che non è sempre definibile e che alcune volte i bambini non riescono ad individuare, perché quando i bambini sono spaventati, il mondo può sembrare pericoloso, enorme, minaccioso, un posto dove non sentirsi sicuri e dove iniziano a non fidarsi degli altri.  Insieme alla sensazione di sentirsi indifeso e impotente contribuisce ad aumentare la paura del bambino.

Le reazioni dei bambini spaventati sono molte, alcuni smettono di parlare (mutismo selettivo), cercando di difendersi dalle richieste esterne, altri si chiudono in un mondo interno, fantastico con amici immaginari persone affidabili, al contrario della percezione che hanno delle persone nella realtà, altri si nascondono dal mondo cercando qualcosa di prevedibile e sicuro, altri ancora scappano da casa, scuola, dalle relazioni sociali perché non capaci di affrontarle. Scappano dalle situazioni per non affrontarle, alcune volte perché non lo sanno fare, altre pur avendo la consapevolezza del dolore sembrano quasi paralizzati per affrontarlo.

Spesso per questi bambini il desiderio di abbandonare, di doversi ritirare, non dire nulla è una risposta involontaria.

Può capitare che questi bambini provano delle emozioni che non riconoscono, non sanno che quello che provano è paura, sanno solo che devono evitare nuove situazioni, la loro risposta suona come un “non voglio” invece che “ ho paura”. Una cosa è certa, le reazioni possono essere davvero molteplici, tanto innocue, quanto devastanti.

Mi è stato anche chiesto quali sono le motivazioni che possono spingere un genitore ad abbandonare figli e famiglia. Su questo purtroppo non è così semplice rispondere, non è semplice perché le cause sono da ritrovare nel genitore, nella sua vita, nelle sue relazioni, nel suo vissuto, nel suo senso di appagamento, di soddisfazione, di gestione di se stesso e delle persone di cui si prende cura.

Spesso capita di compiere gesti a cui non si è capaci di dare una risposta, un pensiero che lentamente cresce nell’individuo e che porta a non razionalizzare l’azione che ne scaturisce.

Una delle cose fondamentali da fare quando non riusciamo a gestire correttamente il nostro pensiero, quando ci rendiamo conto che qualcosa sta cambiano, ci sfugge e non sappiamo cosa, è parlarne, semplicemente parlarne con qualcuno,  certe volte farlo indirettamente, senza esplicitare il problema come un “nostro” problema, può rappresentare un utile strumento di analisi.

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